Profilo Spirituale

La fondatrice

I poli della sua spiritualità sono prima di tutto «il Dio Solo», che comporta un distacco interiore profondo dalle cose, e un continuo riferimento a Dio e alla sua gloria. Da questi caratteri fondanti consegue un impegno a consacrare tutta la vita per il Signore: «quando Dio chiama e lo si ascolta egli dà tutto quello che necessita» (lettera del 23 febbraio 1813). In una memoria del 1826 si conclude che ella «avrebbe attraversato i mari, sarebbe andata in capo al mondo, se avesse creduto che Dio lo volesse per procurare la sua gloria».

Santa Giovanna Antida

Al secondo posto si colloca la Chiesa. Madre Thouret ripeteva: «Sono figlia della Chiesa, siatelo anche voi con me», come scrisse nella Circolare dell' 11 aprile 1820; per il suo attaccamento alla Chiesa meritò di essere definita Filia Petri. Oppose, infatti, l'autorità del papa agli orizzonti limitati e miopi del gallicanesimo o dell'esasperato particolarismo diocesano.
Il terzo polo della sua spiritualità è costituito dai poveri: era una vera figlia di san Vincenzo, che considerò come iniziatore, fondatore, padre, patrono modello, protettore dell'istituto. Oltre a molteplici risonanze verbali, essa acquisì la stessa tenerezza per i poveri, raccomandando rispetto, compassione, generosità, pazienza, carità.All'interno dell'istituto non mancavano le difficoltà, soprattutto per i rapporti con l'abbé Bacoffe, che rivendicava il ruolo di superiore. Nella mentalità del tempo era inammissibile che una comunità femminile potesse avere a capo una donna. Tra l'altro, l'abbé Bacoffe le vietò i contatti con l'arcivescovo Claude Lecoz (1802-1815), che pur essendo stato un vescovo costituzionale, era il legittimo pastore della chiesa di Besancon e quindi il superiore diretto delle suore di madre Thouret.

Nel 1810 le suore furono chiamate nel Regno di Napoli da madama Letizia, la madre dell'imperatore. Durante la permanenza in Italia suor Thouret chiese l'approvazione pontificia alle Costituzioni, che essa stessa aveva composto ed erano state approvate dall'arcivescovo di Besancon. Ciò comportò lievi modifiche, che suscitarono nel nuovo arcivescovo Gabriel Courtois de Pressigny (1817-1823), un antico refrattario, ma tinto di sentimenti gallicani, un netto rifiuto. Anzi, egli proibì alle suore della sua diocesi di ricevere la Fondatrice che si era recata in Francia per scongiurare la divisione dell'istituto. La spaccatura però fu inevitabile. A Napoli, ov'era ritornata, madre Thouret visse nel dolore gli ultimi tre anni della sua via. Si spense il 24 agosto 1826. Fu beatificata il 23 maggio 1926 e canonizzata il 14 gennaio 1934. I due rami dell'istituto si riunificarono nel 1954.
Mettere i propri passi sulle orme di san Vincenzo condusse la santa a Cristo. Da qui è nata una sequela che è giunta fino a noi.

P. Luigi Mezzadri e.m.

La vita

La fondatrice
 

Giovanna Antida Thouret: la vita

1765
LA PRIMA FIGLIA
Nella famiglia Thouret, dove ci sono già tre figli maschi, Jeanne-Antide viene alla luce il 27 novembre 1765 a Sancey, un paese della Franca Contea, in Francia ed è battezzata lo stesso giorno. Le viene dato il nome della madrina.

Gli anni della sua infanzia e giovinezza trascorrono all’insegna della normalità, ma si rivelano determinanti per il suo futuro: vive in una famiglia numerosa dove i valori umani e cristiani sono prioritari, una famiglia provata dalla sofferenza a causa della lunga malattia della madre e dei rapporti tesi e spesso conflittuali per la presenza in casa di una sorella del padre, non sposata e dal carattere difficile.

1781
MADRE di FAMIGLIA a 16 ANNI
A 16 anni, Jeanne-Antide perde la mamma ed eccola madre della numerosa famiglia, alle prese con una zia che contesta le responsabilità affidatele dal padre.
Nella calma relativa della fine dell'Antico Regime, quando il ribollire delle idee rivoluzionarie si insinua fino alle campagne, Jeanne-Antide conosce il lavoro duro delle gente di paese con una famiglia a carico.
Le riesce tutto ciò che intraprende.
Ma contro il parere dei suoi che le cercano un buon partito, sceglie di lasciare tutto con una partenza che lei pensa definitiva, per seguire un appello misterioso a servire Cristo e i poveri.

1787
GIOVANE SUORA in FORMAZIONE
Il 1787 segna un primo inizio. A 22 anni comincia per Jeanne-Antide una nuova vita. Non è più la padrona di casa stimata, ma l’umile, piccola suora che deve tutto ricevere dalla comunità e dalle responsabili.
A Langres, a Parigi, presso le Figlie della Carità di san Vincenzo de’ Paoli impara a servire i malati poveri.
L’itinerario previsto per la formazione delle giovani religiose sembra indicare un percorso senza imprevisti. Questo se non si considerano la malattia, il lutto per la morte del padre, la confusione rivoluzionaria, i disordini all’interno dei conventi stessi, la persecuzione religiosa.
Ciò nonostante, niente distoglie Jeanne-Antide dal suo progetto, nemmeno, nel 1793 il ritorno forzato al paese natale.

1793
CLANDESTINA, AL SERVIZIO DI TUTTI
Al suo ritorno a Sancey, Jeanne-Antide è sollecitata ad aiutare i bambini privi di scuola, i malati senza medici, i cristiani senza preti, i preti che si nascondono. A ciascuno, fa dono dei suoi talenti e competenze.
Amata da tutti, ha tutto per riuscire. Tuttavia lei sogna solitudine, povertà, preghiera!
Il progetto di vita religiosa continua ad abitarla e si ricongiunge all’ideale di vita proposto da Padre Receveur.
Eccola dunque partita per la Svizzera al seguito dei Solitari del Ritiro Cristiano, ben presto perseguitati, cacciati, trasformati da emigrati in fuggitivi in viaggio verso la Germania.

1795
CITTADINA EUROPEA
In questa fuga senza una meta con i Solitari, in mezzo ai molti pericoli del viaggio, minacciati tanto dall’esercito imperiale francese che da quello austriaco, fra povertà, epidemie e problemi quotidiani in seno alla comunità, Jeanne-Antide non perde né la testa, né il suo amore per Dio e per i poveri malati che le sono affidati e per i quali ella si dona senza risparmio.
A Neustadt, in Baviera, vede morire la giovane sorella e molti altri. Fa tutto con competenza e saggezza, tuttavia non sopporta più di non poter concretizzare come desidera il suo amore ai malati: Dio la chiama ancora altrove.
Ma dove, dunque?

1797
SOLA sulla VIA dell’ESILIO
Nuova interruzione!
Nel 1797, Jeanne-Antide lascia Wiesent, vicino a Ratisbona dove i Solitari si erano stabiliti, senza senza denaro, senza documenti, senza conoscere la lingua tedesca, non avendo per bussola che il suo abbandono in Dio e la sua fiducia in lui.
Giunge in Svizzera, ad Einsiedeln, poi alle porte della Francia che aveva promesso a Dio di non rivedere mai più.
È qui che riceve dalla Chiesa la bella e faticosa missione di rientrare a Besançon per contribuire a ristabilire la diocesi sul piano umano e cristiano, dopo i disastri della Rivoluzione.

1798
PRIGIONIERA, in ATTESA dell'ORA di DIO
A Le Landeron, tutta occupata a istruire i fanciulli, a curare un prete malato, Jeanne-Antide aveva ritrovato una vita più tranquilla.
Deve ancora una volta fare le valige e tornare dove non aveva scelto di andare. Come prepararsi all’avvenire incerto e pericoloso che intravedeva?
Non deve cercare a lungo. Il Terrore si risveglia.
Essendo stata in esilio, Jeanne-Antide deve nascondersi per quasi un anno a La Grange, prigioniera silenziosa e orante in un minuscolo stanzino prestato da un’amica a rischio della vita.

1799
FONDATRICE per OBBEDIENZA
Eccola infine a Besançon, senza altra sicurezza che la missione affidatale e il suo abbandono alla Provvidenza!
La calma non è ancora ristabilita, quando Jeanne-Antide aprì la prima scuola l’11 aprile 1799, fondatrice per obbedienza di una congregazione che lei reclama appartenente a san Vincenzo de’ Paoli, dal quale attinge i primi elementi della sua Regola di Vita.
Nell’arco di dieci anni, Jeanne-Antide lavora, lotta, forma delle giovani, cura i malati, stabilisce delle opere, coopera con le autorità locali per la presa in carico dei poveri e sostiene la Chiesa.
Riconosciuta a livello civile, dal Prefetto prima e da Napoleone poi, la sua fondazione acquista una fama che si espande fino ai Paesi vicini: in Savoia, in Svizzera, a Napoli, la grande città ricca delle sue povertà, delle sua storia, ancora ferita dal passaggio delle armate francesi.

1810
DONNA dall'AMORE UNIVERSALE
È con fiducia che Jeanne-Antide accoglie l’avventura napoletana propostale da Madama Letizia, madre di Napoleone; con le sue suore vi si prepara il meglio possibile.
Cittadina europea, a Napoli semina la bontà, cura, istruisce, meraviglia per la nuova forma di vita in mezzo al mondo.
Ma è sempre in balia delle avversità, della povertà, delle gelosie. E la sua inquietudine cresce riguardo alle comunità rimaste in Francia, dove soffia un vento di fronda.
Il bel tronco dell’albero che ha messo radici a Besançon non la riconosce più.
Lacerata, è messa alla prova dalla disunione, nel momento in cui nel 1819, la Chiesa riconosce e approva la sua Regola di Vita, una delle prime a presentare una vita religiosa apostolica femminile.

1823
FIGLIA della CHIESA
Un viaggio a Parigi presso le autorità che la rifiutano, otterrà una riconciliazione fra le due parti dell’Istituto?
È lo scacco!
Jeanne-Antide resta in piedi, nel cuore della tormenta, con il dolore costante di non saputo ritessere i legami con le comunità della Franca-Contea e non averle potute aprire alla Chiesa universale.
Madre Thouret ripeteva: «Sono figlia della Chiesa, siatelo anche voi con me», come scrisse nella Circolare dell' 11 aprile 1820.
Per il suo attaccamento alla Chiesa meritò di essere definita Filia Petri.

1825
CRISTIANA ai PIEDI della CROCE
Passando per la Savoia, a Saint Paul-en-Chablais, Jeanne-Antide riprende la via di Napoli con la pena nel cuore.
Ad ogni istante la sua preghiera, nutrita dalla sofferenza vissuta con il Signore in croce, supera gli orizzonti dello spazio e del tempo e le permette di continuare ad amare fino alla morte le comunità ribelli e a custodire la speranza, malgrado la separazione definitiva.
La sofferenza per Jeanne-Antide è enorme: il mancato riconoscimento provoca la scissione dell’Istituto nei due rami, italiano e francese, che ritroveranno l’unità solo intorno alla metà del Novecento. Ma tutto ciò rende sempre più salda e sicura la fiducia di Jeanne-Antide nel piano d’amore di Dio.
Le rimarranno solo tre anni di vita, spesi a Napoli nel lavoro apostolico senza mai lasciarsi sfuggire sentimenti di ribellione per l’ingiustizia che subisce, anzi, perdonando e pregando per tutte le sue Figlie, quelle vicine e quelle lontane.

1826
SANTA per LA CHIESA e i POVERI
Affidando tutto a Colui che l’aveva chiamata, colma del suo amore e sostenuta nelle molteplici prove, Jeanne-Antide, malata, muore a Napoli, il 24 agosto 1826, pianta da tutto il popolo napoletano.
Donna di innovazione, a cui niente sembra non essere riuscito, Jeanne-Antide ha vinto grandi battaglie con la sofferenza e la grazia, l’amore per Dio e per i poveri, l’amore alla Chiesa e alla sua congregazione.
E la Chiesa ne ha proclamato la santità il 14 gennaio 1934.

La Mission

Scuola
 
L’Istituto Comprensivo “Regina Coeli” è ubicato nella zona del centro storico della città.
Di antica tradizione, la Scuola Regina Coeli è stata sempre un punto di riferimento per le generazioni che si sono succedute nella storia, dal tempo della sua fondatrice, Santa Giovanna Antida Thouret. Dall’1810 quando ella arriva a Napoli utilizza e propone, con intuito pedagogico la metodologia laboratoriale che risulta efficace perché accresce la motivazione all’apprendimento, coinvolge nei processi, stimola la partecipazione attiva e aiuta a fare sintesi tra teoria e prassi.
 
In un clima di attenzione alla persona nelle sue diverse fasi evolutive, l’Istituto Comprensivo “Regina Coeli”
 
• promuove esperienze educativo-didattiche significative e innovative;
• favorisce l'instaurarsi di dinamiche relazionali positive accompagnando gli alunni nel processo di crescita dando loro punti di riferimento culturali, sociali ed educativi;
• valorizza la collaborazione tra Studenti, Docenti, Famiglie e Istituzioni del Territorio al fine di concorrere alla crescita armonica e alla formazione integrale degli Alunni secondo valori ispirati al Vangelo.

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